giovedì 1 novembre 2007

Thomas Bernhard in occasione del conferimento del Premio dello Stato austriaco (1968)

Onorevole Signor Ministro,
onorevoli presenti,

non c’è niente da lodare, niente da condannare, niente da recriminare, ma c’è molto da ridere; è tutto ridicolo se si pensa alla morte.
Si passa la vita attraverso una scena che ci colpisce o non ci colpisce, tutto è intercambiabile, educato meglio o peggio nello stato-palcoscenico : un errore! Si intende: un popolo senza cognizione, un bel paese – sono padri morti o consapevolmente senza coscienza, persone con la semplicità e la bassezza, con la povertà dei loro bisogni … E’ tutto un antecedente storico altamente filosofico e insopportabile. Le età sono intellettualmente dementi, il demonico in noi un carcere patrio onnipresente, nel quale gli elementi della scemenza e della mancanza di rispetto sono diventati necessità quotidiana. Lo stato è una struttura condannata perennemente al fallimento, il popolo è continuamente segnato da infamia e demenza. La vita mancanza di speranza, alla quale si appoggiano i filosofi e nella quale tutto dovrà in ultimo volgere alla follia.

Siamo austriaci, siamo apatici; siamo la vita come comune disinteresse alla vita, nel processo della natura siamo la grande follia in qualità di futuro. Non abbiamo nulla da riferire se non che siamo commiserevoli, decaduti per immaginazione di una monotonia filosofico-economico-meccanica.
Mezzo allo scopo del declino, creature dell’agonia, tutto ci diviene chiaro, non comprendiamo niente. Popoliamo un trauma, temiamo e abbiamo ragione di temere, vediamo già anche se indefiniti: i giganti dell'angoscia.
Ciò che pensiamo, è stato già pensato e ripensato, ciò che percepiamo è caotico, ciò che siamo non è chiaro.
Non abbiamo bisogno di vergognarci, ma non siamo altro che niente e non meritiamo altro che il caos.
Ringrazio a mio nome e a nome di quelli qui con me premiati, questa giuria, ed espressamente tutti i presenti.”

1 commento:

elvira del vecchio ha detto...

Quando Bernhard ricevette questo premio era conosciuto come l'autore di "Frost" ("Gelo", 1981).