
CONSIDERAZIONI su "Piazza degli eroi", opera teatrale, messa in scena al Burgtheater il 4 novembre 1988
Nel segno della metafora “Heldenplatz 1938” si compì in Austria la cosiddetta “Anschluss”, ovvero l’occupazione del paese da parte delle truppe del Reich tedesco. Il 12 marzo 1938 alle 12 venne letta la proclamazione (di tale annessione) di Adolf Hitler, da Goebbels alla radio:
“[…] da oggi marciano su tutti i confini dell’Austria tedesca i soldati della Wehrmacht tedesca. Truppe con carri armati, divisioni di fanteria e gruppi delle SS e l’armata aerea in cielo, chiamati dal nuovo governo nazionalsocialista a Vienna, si fanno garanti della possibilità che viene definitivamente offerta al popolo austriaco di delineare il proprio futuro e, insieme a questo anche il proprio destino, attraverso una effettiva votazione popolare. […] Dietro a questi gruppi c’è però la volontà e la decisione dell’intera nazione tedesca. […]” (Neues Wiener Tageblatt, 13. März 1938; in: Dokumentation, S.25f.)
Questa visione delle cose, del supporto che i tedeschi ebbero da parte (di cerchie sempre più ampie) del popolo austriaco, venne sempre sminuita nel dopoguerra, con una chiara volontà di sostenere la versione delle “vittime”. Storici, politici e scrittori austriaci si sono adoperati con successo per una (tarda) elaborazione del passato nazionale. Allorché nel 1988 si celebrava il cinquantenario dell’evento si poteva giungere alla constatazione in base alla quale l’ingresso militare fosse avvenuto non senza partecipazione da parte dei nazionalsocialisti in Austria e che venne considerato da migliaia di austriaci come “liberazione”. Un articolo di giornale che rende la cronaca del discorso di Hitler sulla Heldenplatz parla una lingua chiara:
“Proclamo dunque per questo paese la sua nuova missione. E questa tiene dietro al comando che ha richiamato un tempo gli insediati tedeschi da tutte le province del vecchio Reich. L’antichissima Ostmark del popolo tedesco (marca orientale) deve diventare d’ora in poi il più giovane baluardo della nazione tedesca e perciò parte del Reich tedesco. (grida di Heil Hitler montanti)
“[…] da oggi marciano su tutti i confini dell’Austria tedesca i soldati della Wehrmacht tedesca. Truppe con carri armati, divisioni di fanteria e gruppi delle SS e l’armata aerea in cielo, chiamati dal nuovo governo nazionalsocialista a Vienna, si fanno garanti della possibilità che viene definitivamente offerta al popolo austriaco di delineare il proprio futuro e, insieme a questo anche il proprio destino, attraverso una effettiva votazione popolare. […] Dietro a questi gruppi c’è però la volontà e la decisione dell’intera nazione tedesca. […]” (Neues Wiener Tageblatt, 13. März 1938; in: Dokumentation, S.25f.)
Questa visione delle cose, del supporto che i tedeschi ebbero da parte (di cerchie sempre più ampie) del popolo austriaco, venne sempre sminuita nel dopoguerra, con una chiara volontà di sostenere la versione delle “vittime”. Storici, politici e scrittori austriaci si sono adoperati con successo per una (tarda) elaborazione del passato nazionale. Allorché nel 1988 si celebrava il cinquantenario dell’evento si poteva giungere alla constatazione in base alla quale l’ingresso militare fosse avvenuto non senza partecipazione da parte dei nazionalsocialisti in Austria e che venne considerato da migliaia di austriaci come “liberazione”. Un articolo di giornale che rende la cronaca del discorso di Hitler sulla Heldenplatz parla una lingua chiara:
“Proclamo dunque per questo paese la sua nuova missione. E questa tiene dietro al comando che ha richiamato un tempo gli insediati tedeschi da tutte le province del vecchio Reich. L’antichissima Ostmark del popolo tedesco (marca orientale) deve diventare d’ora in poi il più giovane baluardo della nazione tedesca e perciò parte del Reich tedesco. (grida di Heil Hitler montanti)
Per secoli le truppe dell’oriente in tempi inquieti si sono infrante ai confini della vecchia marca. Per secoli e per tutto il futuro (questa marca) deve diventare un ferreo garante della sicurezza e libertà del Reich tedesco. (approvazione scrosciante) E in tal modo anche pegno per la felicità e pace del nostro popolo. In questo momento posso allora consegnare al popolo tedesco l’annuncio del più grande adempimento della mia vita. (applauso scrosciante e lungo minuti) Come Führer e cancelliere della nazione tedesca e del Reich tedesco annuncio alla storia tedesca l’ingresso della mia patria nel Reich tedesco. (rinnovato fragoroso impeto di applausi e grida: Heil al Führer, ringraziamo il nostro Führer).” (Neues Wiener Abendblatt, 15. März 1938; in: Dokumentation, S.32 f.)
Di questo tipo era l’ “Anschluss” per molti in Austria, più come una “rivoluzione festosa” (così la definì il giornalista Karl Anton Prinz Rohan) che come un colpo militare estero. Per le strade di Vienna passeggiavano in uniforme, senza nascondersi, i nazionalsocialisti austriaci. Sebbene molti fossero arrivati a Heldenplatz per pura curiosità, l’atmosfera era tale da rafforzare in modo chiaro ed evidente i tedeschi nel procedere in una certa direzione. Di resistenza, purtroppo, non c’è traccia tangibile. Un testimone riferisce:
“Queste ore erano a Vienna un indescrivibile Sabbat delle streghe – rappresentanti delle truppe d’assalto, alcuni dei quali avevano si e no terminato la scuola, marciavano con queste cinte piene di proiettili intorno alla vita e con carabine, unico segno della loro autorità la croce uncinata sul braccio, accanto ai disertori dalle fila della polizia, uomini e donne che urlavano e strillavano in modo isterico il nome del Führer, abbracciavano le guardie e si portavano con queste nel flusso umano vorticoso. Camion con rappresentanti della SA, che potevano adesso esibire le armi mortali a lungo tenute nascoste, liberavano i loro assordanti clacson e cercavano, invano, di farsi strada tra la folla di uomini e donne.” (G.E.R. Gedye, Die Bastionen fielen. Wie der Faschismus Wien und Prag überrannte, Wien 1947; zit. Nach: Wien 1938, S. 281)
Da simili documenti è possibile ricavare, certo a larghe linee, e senza pretesa di documento attendibile al 100%, un’idea dell’entusiasmo nazionalsocialista in Austria, che rappresentò presto un fondamento stabile e politicamente affidabile per un riassetto rigoroso della vita pubblica. Il cancelliere austriaco Dr. Seyß-Inquart venne nominato da Hitler governatore del Reich in Austria con sede a Vienna. Josef Bürckel del Palatinato, ricevette il 13 marzo da Hitler l’incarico di riorganizzare la NSDAP in Austria, e venne onorato del titolo di “Commissario del Reich per la riunificazione dell’Austria con il Reich tedesco”. L’austriaco Odilo Globonick (nato nel 1904 a Trieste) fu fino al 1 febbraio 1939 capocircoscrizione di Vienna, poi cadde in disgrazia, cambiò per le SS armate e diresse nel 1942/43 la “Aktion Reinhard” (distruzione degli ebrei nel governatorato generale di Polonia). La NSDAP potè godere di una veloce crescita in Austria. Nell’autunno 1938 a Vienna si contavano 65000 membri del partito, mentre nell’intera Austria il numero era pari a 207000. Nel 1942 il numero dei membri viennesi era di 173000 iscritti (Wien 1938, S.
68)
In occasione dell’ “annuncio della liberazione” erano presenti dell' 1,8 milioni di viennesi ben 250.000 (Botz 1988, S. 73 ff.) Anche nelle successive adunate di folla l’arte della messa in scena nazionalsocialista si conservò , ed era diretta ad una irrispettosa sottomissione del singolo alla moltitudine e ad una contemporanea crescita nel gruppo della nuova comunità di popolo.
“La messa in scena pubblica delle masse era la prova generale esemplare della guerra totale e della propaganda nella sua forma più alta. Le persone e i loro corpi divennero pezzi di uno scenario assolutistico, funzionali all’annuncio di un dominio totalitario – espressione unitaria di una volontà, ovvero del principio del Führer”. (B. Frankfurter, zit. nach: Wien 1908, S.109)
La regia di massa rese le parole del Führer in occasione dell’ Anschluss un’amplificazione solenne, alla quale Seyß-Inquart reagì con un pathos oggi non riproducibile:
“Diciamo grazie! Il grazie, di un amore imperituro e di una fede incondizionata. Mio Führer! Dovunque conduca la strada, noi ti seguiremo! Salute, mio Führer!” (Botz 1978, S. 75)
Bisogna anche ricordare il dato di fatto in base al quale la Stimmung, lo stato d’animo dell’entusiasmo sulla Piazza degli Eroi era talmente alto, “che gli storici fino ad oggi non sono stati in grado di trovare una sola foto che mostrasse quei volti distolti dal dolore, che le truppe di Hitler incontrarono ovunque nel marzo del 1939 a Praga” (Gerhard Botz, in: Dor 1988, S.22f)
Le forze che miravano ad un seguito ideologico anche del popolo austriaco, provenivano sia dall’interno che dall’esterno. Il processo di “omologazione” (Gleichschaltung – articolo 11 della legge ordinata da Hitler il 13 marzo recitava: “L’Austria è un paese del Reich tedesco”) poté allora compiersi senza grandi problemi. In questo senso la “votazione popolare libera e segreta” del 10 aprile 1938, che doveva sanzionare la “riunificazione con il Reich tedesco” proclamata il 13 marzo, divenne una lotta di propaganda con tutti gli stratagemmi dell’estetizzazione della politica.
Si passò naturalmente alla persecuzione degli ebrei. Già a maggio Berlino ordinò requisizioni a tappeto condotte a Vienna dalla Gestapo tra il 25 e il 27 maggio. Di questa iniziale purga caddero vittime 2000 persone deportate a Dachau e a Buchenwald. Fece il suo ingresso anche il terrore nelle strade, che doveva preparare al pogrom del novembre 1938.
Lasciamo parlare, a tal proposito, lo storico Helmut Konrad:“la cosiddetta Anschluss non fu in nessun modo soltanto un evento militare, una pressione dall’esterno, ma designa anche la vittoria dei nazionalsocialisti nella guerra civile all’interno dell’Austria. In più città austriache i nazionalsocialisti si erano conquistati il potere prima dell’ingresso delle truppe tedesche. L’Austria non fu allora soltanto una vittima di quella che dobbiamo indicare come aggressione del Reich tedesco, ma anche responsabile, attore partecipe e complice dello sviluppo.”
Di questo tipo era l’ “Anschluss” per molti in Austria, più come una “rivoluzione festosa” (così la definì il giornalista Karl Anton Prinz Rohan) che come un colpo militare estero. Per le strade di Vienna passeggiavano in uniforme, senza nascondersi, i nazionalsocialisti austriaci. Sebbene molti fossero arrivati a Heldenplatz per pura curiosità, l’atmosfera era tale da rafforzare in modo chiaro ed evidente i tedeschi nel procedere in una certa direzione. Di resistenza, purtroppo, non c’è traccia tangibile. Un testimone riferisce:
“Queste ore erano a Vienna un indescrivibile Sabbat delle streghe – rappresentanti delle truppe d’assalto, alcuni dei quali avevano si e no terminato la scuola, marciavano con queste cinte piene di proiettili intorno alla vita e con carabine, unico segno della loro autorità la croce uncinata sul braccio, accanto ai disertori dalle fila della polizia, uomini e donne che urlavano e strillavano in modo isterico il nome del Führer, abbracciavano le guardie e si portavano con queste nel flusso umano vorticoso. Camion con rappresentanti della SA, che potevano adesso esibire le armi mortali a lungo tenute nascoste, liberavano i loro assordanti clacson e cercavano, invano, di farsi strada tra la folla di uomini e donne.” (G.E.R. Gedye, Die Bastionen fielen. Wie der Faschismus Wien und Prag überrannte, Wien 1947; zit. Nach: Wien 1938, S. 281)
Da simili documenti è possibile ricavare, certo a larghe linee, e senza pretesa di documento attendibile al 100%, un’idea dell’entusiasmo nazionalsocialista in Austria, che rappresentò presto un fondamento stabile e politicamente affidabile per un riassetto rigoroso della vita pubblica. Il cancelliere austriaco Dr. Seyß-Inquart venne nominato da Hitler governatore del Reich in Austria con sede a Vienna. Josef Bürckel del Palatinato, ricevette il 13 marzo da Hitler l’incarico di riorganizzare la NSDAP in Austria, e venne onorato del titolo di “Commissario del Reich per la riunificazione dell’Austria con il Reich tedesco”. L’austriaco Odilo Globonick (nato nel 1904 a Trieste) fu fino al 1 febbraio 1939 capocircoscrizione di Vienna, poi cadde in disgrazia, cambiò per le SS armate e diresse nel 1942/43 la “Aktion Reinhard” (distruzione degli ebrei nel governatorato generale di Polonia). La NSDAP potè godere di una veloce crescita in Austria. Nell’autunno 1938 a Vienna si contavano 65000 membri del partito, mentre nell’intera Austria il numero era pari a 207000. Nel 1942 il numero dei membri viennesi era di 173000 iscritti (Wien 1938, S.
68)
In occasione dell’ “annuncio della liberazione” erano presenti dell' 1,8 milioni di viennesi ben 250.000 (Botz 1988, S. 73 ff.) Anche nelle successive adunate di folla l’arte della messa in scena nazionalsocialista si conservò , ed era diretta ad una irrispettosa sottomissione del singolo alla moltitudine e ad una contemporanea crescita nel gruppo della nuova comunità di popolo.
“La messa in scena pubblica delle masse era la prova generale esemplare della guerra totale e della propaganda nella sua forma più alta. Le persone e i loro corpi divennero pezzi di uno scenario assolutistico, funzionali all’annuncio di un dominio totalitario – espressione unitaria di una volontà, ovvero del principio del Führer”. (B. Frankfurter, zit. nach: Wien 1908, S.109)
La regia di massa rese le parole del Führer in occasione dell’ Anschluss un’amplificazione solenne, alla quale Seyß-Inquart reagì con un pathos oggi non riproducibile:
“Diciamo grazie! Il grazie, di un amore imperituro e di una fede incondizionata. Mio Führer! Dovunque conduca la strada, noi ti seguiremo! Salute, mio Führer!” (Botz 1978, S. 75)
Bisogna anche ricordare il dato di fatto in base al quale la Stimmung, lo stato d’animo dell’entusiasmo sulla Piazza degli Eroi era talmente alto, “che gli storici fino ad oggi non sono stati in grado di trovare una sola foto che mostrasse quei volti distolti dal dolore, che le truppe di Hitler incontrarono ovunque nel marzo del 1939 a Praga” (Gerhard Botz, in: Dor 1988, S.22f)
Le forze che miravano ad un seguito ideologico anche del popolo austriaco, provenivano sia dall’interno che dall’esterno. Il processo di “omologazione” (Gleichschaltung – articolo 11 della legge ordinata da Hitler il 13 marzo recitava: “L’Austria è un paese del Reich tedesco”) poté allora compiersi senza grandi problemi. In questo senso la “votazione popolare libera e segreta” del 10 aprile 1938, che doveva sanzionare la “riunificazione con il Reich tedesco” proclamata il 13 marzo, divenne una lotta di propaganda con tutti gli stratagemmi dell’estetizzazione della politica.
Si passò naturalmente alla persecuzione degli ebrei. Già a maggio Berlino ordinò requisizioni a tappeto condotte a Vienna dalla Gestapo tra il 25 e il 27 maggio. Di questa iniziale purga caddero vittime 2000 persone deportate a Dachau e a Buchenwald. Fece il suo ingresso anche il terrore nelle strade, che doveva preparare al pogrom del novembre 1938.
Lasciamo parlare, a tal proposito, lo storico Helmut Konrad:“la cosiddetta Anschluss non fu in nessun modo soltanto un evento militare, una pressione dall’esterno, ma designa anche la vittoria dei nazionalsocialisti nella guerra civile all’interno dell’Austria. In più città austriache i nazionalsocialisti si erano conquistati il potere prima dell’ingresso delle truppe tedesche. L’Austria non fu allora soltanto una vittima di quella che dobbiamo indicare come aggressione del Reich tedesco, ma anche responsabile, attore partecipe e complice dello sviluppo.”